C’è un fumetto di Topolino che si intitola Topolino e i corindoni negromani e che descrive le avventure di Topolino e Pippo nel deserto del Sahara, dove trovano una città romana antica popolata dai discendenti degli antichi colonizzatori romani, solamente oramai africanizzati e perciò di colore, negromàni appunto. Ispirandomi paradossalmente a questo racconto, ho voluto cercare nell’Africa bianca ex-proconsolare romana i discendenti, non tanto dei Romani, forse oramai assorbiti dalle altre etnie (casomai dei Francesi e pare che ce ne siano molti), quanto piuttosto dei Camiti.
I Camiti erano la stirpe che popolava l’Africa settentrionale e sahariana nell’antichità, al tempo dei Greci e dei Romani: uno dei tre ceppi biblici diramatisi nei tre continenti dal Vicino Oriente, assieme ai Semiti – in Asia – e ai Giapeti – in Europa, quest’ultimi forse riconducibili agli Indoeuropei su cui torneremo. I loro discendenti, a volte mescolatisi agli Arabi dopo il VII secolo a volte no, popolano ancora quei luoghi e presentano tratti fisionomici particolarmente originali, non essendo né carne né pesce: volti color pesca o albicocca, oppure caffelatte, con tutte le gradazioni fino ad arrivare al nero più scuro, ma questo con tratti occidentali, distinti dai tipici negroidi bantu dai labbroni tumidi e il naso platirrino schiacciato sul volto: insomma negri non negri, come qui è il caso della modella sudanese Nyakim Gatwech. Ed è appunto interessante il caso delle more scurissime di pelle: le donne di colore sono interessanti se quasi bianche o nere come la notte, non se nere “medie”. Si diceva dei luoghi: Nordafrica e Africa Subsahariana, con Nigeria del nord e Burkina Faso, e qualche raro sconfinamento in Senegal, Costa D’Avorio, Ghana e Camerun, ma in quest’ultimo caso si tratta perlopiù di nomadi mulatti che vengono da nord e si stanziano nel nord di quei paesi.
L’idea è venuta per l’appunto vedendo su facebook una foto della modella sudanese citata, assistendo in televisione a un documentario sulla Libia e sugli ultimi giorni di Gheddafi in cui si potevano vedere i volti delle sudanesi del Fezzan, interessantissimi, e in ultimo chiacchierando col mio barbiere celebrante le virtù e la bellezza di una prostituta di Gibuti, bellissima a suo dire.
Le foto descrivono le donne e le ragazze di questi popoli, ma partono alla larga, presentando una prima parte generale che raffigura donne occidentali e donne né occidentali né camite per cui si fa un’eccezione, donne di paesi particolari particolarmente belle, come qui ad esempio la Turchia o il Kazahstan o la Jacuzia: ma con poche foto.
Tra le donne “casuali” un occhio di riguardo è dato alle persiane e alle indiane, a causa delle origini indoeuropee di quei popoli, gli Indoeuropei essendo stati un ceppo unico vissuto nell’attuale Kazahstan 10000 anni fa e poi diramatosi in tre stirpi, gli Europei a ovest (comprendenti Germani, Celti, Latini e Greci e quindi anche gli Osco-Umbro-Sabelli), i Persiani a sud e gli Indiani a sud-est.
Passando al tema vero della raccolta, quello che comprende il 90% delle foto, si parte da cartine geopolitiche dell’Africa – Africa romana coi tragitti delle spedizioni esplorative dei proconsoli romani – cartina linguistica camita e berbera – cartina religiosa musulmana e cristiana (in cui i popoli che ci interessano sono quasi tutti musulmani, ma è un dato indicativo ma non fisso, vedi ad esempio i Vatussi che non sono islamici) – e si passa ai volti delle donne dei popoli che abitano quei posti, non senza qualche monumento – rarissimo.
Dapprima l’argomento è svolto in generale, e le fotografie vanno sotto la dicitura generica di Sahara, che poi si definisce in Maghreb e Sahel, nei popoli che li popolano, senza specifica di nazione, e quindi si passa alla divisione per nazioni, e si dividono le nazioni per tribù. Ad esempio 7tuareg1 significa che è una donna tuareg; 12niger3 che è una donna del Niger non meglio identificata a livello di tribù; 13tuaregniger2 che è una tuareg del Niger. Per ripetere l’esempio, 13tuaregniger2 indica che è la tredicesima tipologia di donne catalogata, cioè una tuareg del Niger, e la seconda (vuol dire che ce ne sono di più). Il tragitto geografico è circolare: si parte dalla Tunisia, si prosegue a ovest per l’Algeria e il Marocco, si gira a sud per il Sahara Occidentale e la Mauritania, poi a est per Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad, tornando su in Libia ed Egitto e subito giù in Sudan, Eritrea, Gibuti ed Etiopia. Questo per i paesi principali: ma prima ci sono le eccezioni di una sola o due foto, che prendono l’Asia occidentale e centrale e dopo altri paesi africani della costa orientale, sudarabici per finire quasi sempre con l’India.
Le parti in cui è diviso il libro sono quattro, che ripetono tutte lo stesso criterio, come quattro libri simili che si ripetano dall’inizio: per cui avremo con ogni probabilità un 2donna1 in tutte e quattro le parti, ovviamente con volti diversi.