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letterato e scrittore

Romanzi Racconti Poesia Saggi

Opere pubblicate

Opere creative

Romanzi, racconti, poesia e filosofia

  • «Saggi barocchi» (2026), raccolta di saggi di Massimiliano Savona
  • «Hero – Eroe» (2025), saggio filosofico sull’economia di Massimiliano Savona
  • «Il libretto viola» (2023), saggio filosofico e politico di Massimiliano Savona
  • «Corindoni negromani e Africa Bianca – Volti dell’Africa Proconsolare» (2022), libro fotografico di Massimiliano Savona
  • «Pensieri persiani» (2022), saggio filosofico di Massimiliano Savona
  • «Canti del Mar Mediterraneo» (2021), poema di Massimiliano Savona
  • «Scirocco» (2020), raccolta di racconti di Massimiliano Savona
  • «La speranza si arrampica sulle rocce» (2019), romanzo di Massimiliano Savona
  • «Pensieri filosofici» (2019), libro di aforismi filosofici di Massimiliano Savona
  • «Il volo del falco» (2017), poema classico di Massimiliano Savona
  • «La speranza si arrampica sulle rocce» (2014), romanzo di Massimiliano Savona
  • «Finale di millennio e altri racconti» (2005), raccolta di racconti di Massimiliano Savona
  • «Racconti mediterranei» (2001), raccolta di racconti di Massimiliano Savona

Saggi barocchi

Palomar, Bari 2026

Copertina di «Saggi barocchi», raccolta di saggi di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2026)

Massimiliano Savona ripubblica qui la sua produzione saggistica: i sei saggi accademici (di cui due inediti) su Pirandello, Marinetti, Calasso, Manganelli e Consolo; un’antologia di articoli da “Mondo Sabino”, “Per voi” e “Ideazione”; l’adesione al Terzofuturismo diretto dal padre Baldo Savonari; la serie di 32 minisaggi su D’Ors presenti sul sito www.baroque.it; e altri saggi sparsi.

Hero – Eroe

Palomar, Bari 2025

Copertina di «Hero – Eroe», saggio filosofico sull’economia di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2025)

Se Il libretto viola era stato ispirato dai rapporti tra filosofia e politica, questo Hero è motivato dalla necessità di approfondire le radici filosofiche dell’economia, partendo alla larga da Platone e i neo-platonici e passando per filosofie islamiche e induiste ma non solo, per arrivare ai princìpi che hanno improntato di sé le teorie dei corporativisti.

Il tutto preceduto da un godibile racconto su un personaggio non tanto immaginario della Faenza alternativa di destra, che dà il nome al libro: Hero, appunto, eroe.

Il libretto viola

Palomar, Bari 2023

Copertina di «Il libretto viola», saggio filosofico e politico di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2023)

Il libretto viola è una risposta polemica al Libretto rosso di Mao Tse-Tung: uguale ed opposta. Esso si ispira a quello per rovesciarne le conseguenze ed è pertanto aristocratico, anticomunista e mediterraneo.

Motivo ispiratore è il rapporto tra filosofia e politica: come la filosofia, o almeno una parte di essa, diviene ideologia politica, arrivando a concepire una triplice riforma politica, religiosa e sessuale da inserire nel solco dell’Età dell’Acquario, in cui c’è anche posto per una Filosofia del soldatino.

Corindoni negromani e Africa Bianca – Volti dell’Africa Proconsolare

Abcdef editore, Faenza 2022

Copertina di «Corindoni negromani e Africa Bianca – Volti dell’Africa Proconsolare», libro fotografico di Massimiliano Savona (Abcdef editore, Faenza 2022)

C’è un fumetto di Topolino che si intitola Topolino e i corindoni negromani e che descrive le avventure di Topolino e Pippo nel deserto del Sahara, dove trovano una città romana antica popolata dai discendenti degli antichi colonizzatori romani, solamente oramai africanizzati e perciò di colore, negromàni appunto. Ispirandomi paradossalmente a questo racconto, ho voluto cercare nell’Africa bianca ex-proconsolare romana i discendenti, non tanto dei Romani, forse oramai assorbiti dalle altre etnie (casomai dei Francesi e pare che ce ne siano molti), quanto piuttosto dei Camiti.

I Camiti erano la stirpe che popolava l’Africa settentrionale e sahariana nell’antichità, al tempo dei Greci e dei Romani: uno dei tre ceppi biblici diramatisi nei tre continenti dal Vicino Oriente, assieme ai Semiti – in Asia – e ai Giapeti – in Europa, quest’ultimi forse riconducibili agli Indoeuropei su cui torneremo. I loro discendenti, a volte mescolatisi agli Arabi dopo il VII secolo a volte no, popolano ancora quei luoghi e presentano tratti fisionomici particolarmente originali, non essendo né carne né pesce: volti color pesca o albicocca, oppure caffelatte, con tutte le gradazioni fino ad arrivare al nero più scuro, ma questo con tratti occidentali, distinti dai tipici negroidi bantu dai labbroni tumidi e il naso platirrino schiacciato sul volto: insomma negri non negri, come qui è il caso della modella sudanese Nyakim Gatwech. Ed è appunto interessante il caso delle more scurissime di pelle: le donne di colore sono interessanti se quasi bianche o nere come la notte, non se nere “medie”. Si diceva dei luoghi: Nordafrica e Africa Subsahariana, con Nigeria del nord e Burkina Faso, e qualche raro sconfinamento in Senegal, Costa D’Avorio, Ghana e Camerun, ma in quest’ultimo caso si tratta perlopiù di nomadi mulatti che vengono da nord e si stanziano nel nord di quei paesi.

L’idea è venuta per l’appunto vedendo su facebook una foto della modella sudanese citata, assistendo in televisione a un documentario sulla Libia e sugli ultimi giorni di Gheddafi in cui si potevano vedere i volti delle sudanesi del Fezzan, interessantissimi, e in ultimo chiacchierando col mio barbiere celebrante le virtù e la bellezza di una prostituta di Gibuti, bellissima a suo dire.

Le foto descrivono le donne e le ragazze di questi popoli, ma partono alla larga, presentando una prima parte generale che raffigura donne occidentali e donne né occidentali né camite per cui si fa un’eccezione, donne di paesi particolari particolarmente belle, come qui ad esempio la Turchia o il Kazahstan o la Jacuzia: ma con poche foto.

Tra le donne “casuali” un occhio di riguardo è dato alle persiane e alle indiane, a causa delle origini indoeuropee di quei popoli, gli Indoeuropei essendo stati un ceppo unico vissuto nell’attuale Kazahstan 10000 anni fa e poi diramatosi in tre stirpi, gli Europei a ovest (comprendenti Germani, Celti, Latini e Greci e quindi anche gli Osco-Umbro-Sabelli), i Persiani a sud e gli Indiani a sud-est.

Passando al tema vero della raccolta, quello che comprende il 90% delle foto, si parte da cartine geopolitiche dell’Africa – Africa romana coi tragitti delle spedizioni esplorative dei proconsoli romani – cartina linguistica camita e berbera – cartina religiosa musulmana e cristiana (in cui i popoli che ci interessano sono quasi tutti musulmani, ma è un dato indicativo ma non fisso, vedi ad esempio i Vatussi che non sono islamici) – e si passa ai volti delle donne dei popoli che abitano quei posti, non senza qualche monumento – rarissimo.

Dapprima l’argomento è svolto in generale, e le fotografie vanno sotto la dicitura generica di Sahara, che poi si definisce in Maghreb e Sahel, nei popoli che li popolano, senza specifica di nazione, e quindi si passa alla divisione per nazioni, e si dividono le nazioni per tribù. Ad esempio 7tuareg1 significa che è una donna tuareg; 12niger3 che è una donna del Niger non meglio identificata a livello di tribù; 13tuaregniger2 che è una tuareg del Niger. Per ripetere l’esempio, 13tuaregniger2 indica che è la tredicesima tipologia di donne catalogata, cioè una tuareg del Niger, e la seconda (vuol dire che ce ne sono di più). Il tragitto geografico è circolare: si parte dalla Tunisia, si prosegue a ovest per l’Algeria e il Marocco, si gira a sud per il Sahara Occidentale e la Mauritania, poi a est per Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad, tornando su in Libia ed Egitto e subito giù in Sudan, Eritrea, Gibuti ed Etiopia. Questo per i paesi principali: ma prima ci sono le eccezioni di una sola o due foto, che prendono l’Asia occidentale e centrale e dopo altri paesi africani della costa orientale, sudarabici per finire quasi sempre con l’India.

Le parti in cui è diviso il libro sono quattro, che ripetono tutte lo stesso criterio, come quattro libri simili che si ripetano dall’inizio: per cui avremo con ogni probabilità un 2donna1 in tutte e quattro le parti, ovviamente con volti diversi.

Pensieri persiani

Palomar, Bari 2022

Copertina di «Pensieri persiani», saggio filosofico di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2022)

Perché Pensieri persiani? Pensieri persiani è una poesia di Montale che fa riferimento a Zarathustra, che fu profeta persiano prima ancora di essere protagonista di un libro di Nietzsche, l’ultimo intero e il più controverso: e indica dei pensieri filosofici apparentemente assurdi e paradossali.

Stesi in modo sistematico, dividendo gli argomenti per settori, come nelle Filosofie dello spirito di Croce e Gentile (e difatti sono spirituali, spiritici e spiritosi – nel senso che si prestano all’ironia degli avversarii, i quali potrebbero dire essere stati composti sotto effetto di spirito), aspirano ad una completezza totale come gli argomenti trattati dal movimento futurista del Marinetti contemporaneo, ultimo movimento artistico totale in Italia ed in Europa: fatto dimostrato dalla presenza di argomenti fatui e leggeri come la seduzione, la moda e la cucina, affiancati in pari dignità a filosofia, etica, storia ed estetica.

Proprio a questo proposito l’autore ripropone la sintesi di cultura latina e tedesca che fu di Federico II di Svevia incrociando la cultura franco-latina di Marinetti con i dettami filosofici dei tedeschi Nietzsche e Heidegger.

Canti del Mar Mediterraneo

Palomar, Bari 2021

Copertina di «Canti del Mar Mediterraneo», poema di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2021)

L’autore, nei suoi cento Canti del Mar Mediterraneo, ambisce a trasfigurare la storia, la cultura, il paesaggio e la natura del Mar Mediterraneo in un poema esaustivo. Fedele come sempre alla lezione dannunziana, ne trae insegnamento per una retorica classica, latina e mediterranea, ravvivando i fasti alcyònii della Renaissance latine. Il Mediterraneo, secondo Savona, è culla della civiltà europea ed occidentale, a cui non si contrappone e da cui anzi trae a sua volta alcuni contenuti (il decadentismo francese e Nietzsche, soprattutto), ispirandovisi per alcune situazioni (come nei componimenti Mescolanze nordiche e L’archeologo tedesco). La complessità dei legami col passato culturale non impedisce a questa poesia di elevarsi a un curioso livello di originalità, alternando il registro lirico, epico e filosofico-dottrinale a quello tecnico, didascalico ed erudito.

Scirocco

Palomar, Bari 2020

Copertina di «Scirocco», raccolta di racconti di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2020)

Dodici racconti che delineano una ideale storia della cultura latina, posta nel segno del toro, simbolo di Dioniso. Infatti si chiudono a corona, ponendo una immaginaria corrida, descritta come rito classico dionisiaco, all’inizio del ciclo, prima del racconto ambientato nell’antica Grecia: e un racconto che ha come protagonista un giovane toro alla fine, paradosso temporale che significa anche un riferimento alla teoria stoica e nicciana dell’eterno ritorno.

I racconti di Scirocco ripubblicano i quattro Racconti mediterranei, riveduti e corretti in senso filoamericano e non anticlericale, tre dei racconti di Finale di millennio e altri racconti e cinque nuovi racconti stesi nel 2019, di cui si dà di seguito la descrizione.

Luculliana: Racconto su Lucullo ambientato in Grecia, tra pranzi sontuosi e presagi divini.

La morte di Pan: Racconto sulla leggenda della morte di Pan ambientato a Capri, alla corte dell’imperatore Tiberio, a cui viene portata la notizia.

Il cacciatore di draghi: Racconto su un cavaliere svevo che dopo la morte di Federico II diventa angioino e parte alla caccia di draghi in Abruzzo. Lungo la strada incontra un vecchio saggio con la barba che gli dice: “Tu sei il drago! Il drago che cerchi sei tu stesso.”

La patria: Racconto ispirato al film Capriccio di Tinto Brass, ambientato a Roma nel 1944. C’è l’amicizia tra un soldato americano e un ex-fascista, come nella Pelle di Malaparte. A un certo punto il secondo dice: “Lei perché mi aiuta?” e l’altro: “Perché spesso accade che una parte dei vincitori si schieri con i vinti.”

Scirocco: Una nave alla fine del XVI secolo fa naufragio sulla costa di un’isola deserta del Mar Mediterraneo. I due naufraghi si salvano e parlano di arte, sancendo e teorizzando i princìpi dell’arte barocca. Tra gli altri princìpi c’è quello che anche in un’epoca di crisi economica si può fare grande arte dispendiosa.

La speranza si arrampica sulle rocce

Palomar, Bari 2019

Copertina di «La speranza si arrampica sulle rocce», romanzo di Massimiliano Savona (Palomar, Bari 2019)

Una gioventù goliardica e retorica non si rassegna a che tutto sia finito: possibile che non ci sia più nulla di grande da fare? Il protagonista, dopo mille avventure e colpi di scena, troverà la quadratura del cerchio nell’ultimo capitolo, maturando l’idea di un nuovo fare in una pratica letteraria disinteressata e priva di rimpianti per un passato mai avvenuto.

Per il resto vedere sopra, il libro è identico all’edizione Valgimigli 2014, a parte un paio di aggiunte.

Pensieri filosofici

Prospettiva editrice, Civitavecchia (RM) 2019

Copertina di «Pensieri filosofici», libro di aforismi filosofici di Massimiliano Savona (Prospettiva editrice, Civitavecchia (RM) 2019)

I Pensieri filosofici sono un sistema filosofico asistematico composto per aforismi, in cui l’autore vede la realtà, o Natura, come un Essere in continuo Divenire con cui noi possiamo comunicare in profondità, perdendo momentaneamente la ragione, tramite una passione amorosa, artistica, sportiva, politica o religiosa. Fanno da contorno anche riflessioni di carattere artistico, letterario, amoroso e gastronomico. Principali ispiratori di questo testo sono Bergson, Bruno, Nietsche, i pensatori presocratici, D’Annunzio e Marinetti.

Il volo del falco

Prospettiva editrice, Civitavecchia (RM) 2017

Copertina di «Il volo del falco», poema classico di Massimiliano Savona (Prospettiva editrice, Civitavecchia (RM) 2017)

Poema classico ambientato in Sabina, di ispirazione dannunziana. Vi si propugna il ritorno ai classici in arte e letteratura.

La speranza si arrampica sulle rocce

Valgimigli, Faenza (RA) 2014

Copertina di «La speranza si arrampica sulle rocce», romanzo di Massimiliano Savona (Valgimigli, Faenza (RA) 2014)

Romanzo diviso in tre parti, di cui la prima è L’oblio, la seconda L’esilio – a sua volta diviso in cinque capitoli – e il terzo La speranza propriamente detta. Descrivo ciò che ho fatto, visto e vissuto e che mi è stato raccontato dal 1989 al 1996, tra i 17 e i 24 anni, solo che lo retrodato di 7 anni, dal 1982 al 1989, perché i fatti e le persone non siano riconoscibili. Ovviamente cambio i nomi delle persone. Il protagonista però ha dai 19 ai 26 anni. Ci sono alcune anticipazioni, posticipazioni ed accorpamenti e tagli. Qualcosa è modificato o inventato. Il protagonista si chiama Federico Gautieri.

Si parte da una sostanziale insoddisfazione e contestazione per il presente, con una non meglio definita nostalgia (per il passato mitico classico? Per altri periodi a noi più vicini? Per il Sessantotto?) tale per cui il protagonista fugge da Faenza, nel romanzo chiamata Novago, per una generico Lazio – e la Sabina non è nominata -, dove cercherà un posto perfetto dai valori arcaici, ma col tempo si accorgerà che il posto è simile a Novago e quindi tornerà al nord, anche in seguito ad una delusione amorosa. Quindi cercherà di cambiare le cose elaborando l’idea di una società ideale e perfetta e aderendo al PCI – che corrisponde alla mia reale esperienza in Rifondazione Comunista – ma si renderà conto che ciò è impossibile e rimarrà deluso da persone ritenute prosaiche che non sono certo in grado di costruire la società nuova e perfetta. Quindi si chiude nell’interesse privato, decidendo di dedicarsi unicamente alla carriera universitaria e ai facili amori. Entra alla Normale di Pisa, qui chiamata Civitapoli, ma non capisce la mentalità accademica e si scontra con l’articolazione dei ruoli nel rapporto uomo-donna, donna che prima era troppo idealizzata. Rimane succube del proprio ruolo che diventa fine a se stesso: la conquista della donna per la conquista, e ciò lo lascia deluso e non lo soddisfa. Diventa misogino ma non omosessuale. Inoltre la politica, respinta, si occupa lei di lui: subisce e soffre la mentalità di molti comunisti moderati della Normale – di cui si cambia il nome – che lo accusano allo stesso tempo di essere un estremista irresponsabile e un edonista berlusconiano ante litteram: così, per reazione, smette di essere comunista e respinge la propria idea di società perfetta, un congegno perfetto che aborrisce e ripudia. Passa al pentapartito, e più precisamente ad un partito che mi invento con un tocco di fantapolitica, il Partito liberaldemocratico italiano – PLDI – una sorta di sintesi tra il PLI e il PSDI, comunque espressione politica di quel periodo del ceto abbiente. Diventa filoamericano e smette di essere anticlericale. Questa esperienza corrisponde alla mia reale esperienza in Forza Italia. Nel frattempo perde il posto alla Normale e torna a Novago, dove si butta in politica col PLDI. Anche qui commette l’errore di idealizzare le persone e di cercare un modello personale perfetto, anche se una elite che si contrappone al resto. Le persone che incontra hanno le stesse sue debolezze e difetti e rimane deluso. A sottolineare ciò ci sarà la sconfitta elettorale. In quel periodo pensa anche al suicidio.

Dopo di che torna nel Lazio, nello stesso posto del secondo capitolo, deluso ed amareggiato, senza aspettarsi nulla, solo per forza d’inerzia. Qui frequentando il paesaggio classico sede degli antichi miti, riscopre il gusto per la vita e la letteratura. In un dialogo letterario-filosofico con un amico fa il bilancio della propria esperienza e si rende conto dei propri errori: doveva capire che la società contemporanea è divisa in ambienti diversi tra loro e nessun ambiente è centrale, ci sono tutti ambienti periferici, in una sorta di relatività di tipo copernicano, dove la terra ha perso la sua centralità e sta ai margini dello spazio. Il protagonista non sapeva questo e ha cercato la perfezione, il senso della vita, all’interno di ciascuno di questi ambienti, sempre rimanendone deluso. Invece bisogna scegliere il proprio ambiente e di quello accontentarsi, perché il centro è ovunque e da nessuna parte, e così ovunque è il centro della realtà. Ci sono più maschere e convenzioni e si tratta di scegliere la propria, invece che lamentarsi della loro esistenza. Soprattutto si rende conto che non ha senso cercare il senso della vita subordinando il mestiere di artista all’impegno sociale, come ha fatto coi comunisti, o subordinandolo alla commercialità, come ha fatto con gli imprenditori, rimanendo incompreso da chi fa il proprio mestiere e non capisce perché chi ne fa un altro – l’artista – si giustifichi socialmente o economicamente, invece di fare tranquillamente il suo mestiere. L’arte deve essere artistica, non sociale o commerciale: infatti il protagonista si chiama Gautieri, come lo scrittore francese 800sco Gautier, che risolse la crisi del romanticismo – in questo caso politico – nell’arte per l’arte: la gente vuole che l’arte sia bella e la faccia sognare. Così il protagonista riscopre il proprio ruolo professionale e facendo questo rivaluta l’esperienza in Normale: lì non erano tenuti altro che ad insegnare il mestiere, e certo non a diffondere ideali letterari o etici. La prosaicità contemporanea viene accettata nella consapevolezza che anche nelle altre epoche c’era prosaicità e si è fatta arte lo stesso, e nel sospetto che forse è sempre stato così: eppure quelle epoche passano per essere grandi epoche d’arte e non c’è nessun motivo per cui non possa essere nuovamente così. Il senso del romanzo non è quindi politico ma estetico-esistenziale e vale per tutti. C’è poi la comprensione per il gioco di ruoli amoroso: non c’è nessun motivo per cui la donna non possa essere comprensiva nei confronti delle esigenze dell’uomo e il protagonista smette di essere misogino.

Conscio di questo il protagonista lascia la vacanza nel Lazio colmo di entusiasmo per un indistinto futuro e torna a Novago.

Finale di millennio e altri racconti

Ibiskos, Empoli 2005

Copertina di «Finale di millennio e altri racconti», raccolta di racconti di Massimiliano Savona (Ibiskos, Empoli 2005)

Finale di millennio: Corrisponde a L’oblio, primo capitolo del romanzo La speranza si arrampica sulle rocce.

Dionisiaca: Racconto sulla decadenza greca – l’alessandrinismo – con scena finale di baccanale.

Il druido sabello: Racconto sulle primavere sacre sabine, con consigli ricevuti dal protagonista da un vecchio sapiente.

Abbiocco. L’ora senza tempo: Virtuosismo letterario su un pomeriggio mediterraneo, descrivendo i giochi di un torello mentre il suo padrone, un contadino, dorme.

Racconti mediterranei

Carrubba, Alcamo (TP) 2001

Copertina di «Racconti mediterranei», raccolta di racconti di Massimiliano Savona (Carrubba, Alcamo (TP) 2001)

Historia de toros y de sol: Racconto sulla corrida spagnola in cui questa viene vista come un mito classico.

Il re di Roma: Racconto sulla nascita di Roma, con scena di battaglia truculenta e dialogo solitario del protagonista.

Venus victrix: Giallo archeologico su una statua antica rinvenuta a Erice. Ambientato ai giorni nostri.

Ambra e Ombra. Reinventiamo gli dèi al nostro tempo: Dialogo filosofico in camera da letto in cui si propugna il ritorno ai classici. Mi ispiro al dejà-vù di Bergson: il protagonista mangiando un gelato si ricorda di una vita precedente, così come il protagonista della Ricerca del tempo perduto di Proust mangiando un biscotto.


Saggistica

Articoli e saggi

  • 66 articoli sul quindicinale Mondo Sabino Rieti, dal 16 settembre 1989 al 6 giugno 1992
  • 6 articoli sul mensile Per voi Faenza, dal novembre 1991 all’aprile 1992
  • Sulla genesi del Fu Mattia Pascal Il ponte, Firenze, febbraio 2002 Si descrive il romanzo di Pirandello come “critica fantastica”, genere letterario inventato da Alberto Cantoni, maestro dello scrittore siciliano. È l’estratto della mia tesi di laurea.
  • Espressività strutturale della metafora in Mafarka il futurista: il paesaggio protagonista e il personaggio necessario Otto/Novecento, Milano, gennaio-aprile 2007 È il dottorato di ricerca. Descrivo la presenza delle metafore nel romanzo di Marinetti Mafarka il futurista.
  • Mafarka il futurista come mito di reinvenzione dell’io e del romanzo Berenice, Pescara, luglio 2009 Descrivo il romanzo di Marinetti come mito in cui l’autore mirerebbe a reinventare l’io del protagonista e nello stesso tempo a proporre un’innovazione del genere-romanzo sul piano formale.
  • La ricezione del Fu Mattia Pascal Il ponte, Firenze, novembre 2009 Descrivo le prime recensioni apparse subito dopo l’uscita del romanzo di Pirandello e il modo in cui accolsero l’opera.
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